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Confapi Emilia

burocrazia – volontà di non assumersi responsabilità?

 

Modena, 902 milioni all’anno in burocrazia «Norme impossibili»

È al 14° posto in Italia per costi delle procedure, il totale nazionale è 100 miliardi Un imprenditore: «Ieri ho firmato 16 moduli per un allacciamento di acqua»

Ottantasei imprenditori su cento in Italia considerano per la loro attività un problema le procedure amministrative: in Europa nessuno sta peggio di noi. La stima del costo annuo che incombe sul nostro sistema produttivo per la gestione dei rapporti con la pubblica amministrazione ammonta a 57,2 miliardi mentre per i mancati pagamenti da parte dello Stato e delle autonomie locali nei confronti dei propri fornitori bisogna aggiungere altri 42 miliardi; il che porta a quasi 100 miliardi di euro l’aggravio totale della burocrazia per le imprese. Ovviamente risultano essere maggiormente penalizzate da moduli, certificati e adempimenti quelle realtà territoriali dove è più alta la concentrazione di attività che creano ricchezza. Come Modena, che produce l’ 1.6% del valore aggiunto nazionale per 24,6 miliardi di euro (14esimo posto in classifica, la prima è Milano con oltre il 10%) e ogni anno non può utilizzare a favore del proprio tessuto economico e sociale ben 902 milioni di euro. I conti li ha fatti l’ Ufficio Studi della Cgia di Mestre (su dati 2017) ma basta domandare agli imprenditori modenesi per avere un quadro preciso della questione, reso però ancora più fosco se possibile dall’emergenza Covid-19, che ha portato con sé nuovi decreti e tanti provvedimenti in una situazione economica difficile.«Proprio ieri – spiega da Maranello l’amministratore delegato di Margen (settore energetico) Giovanni Gorzanelli, che è anche presidente di Confapi Emilia – ho dovuto firmare 16 moduli per un allacciamento acqua da meno di duemila euro e ci hanno poi detto che mancava una cosa e dovevamo invece spedirlo via Pec. La burocrazia fa parte di noi italiani, c’ è poco da fare». Gorzanelli ricorda poi che anche dopo l’emergenza Coronavirus sono arrivati sui tavoli delle aziende «tantissimi provvedimenti e un supplemento di lavoro per interpretare e seguire norme spesso poco chiare, complicate, impossibili da gestire e rispettare, una vera e propria montagna da scalare». Ianez Rinaldi, anche lui di Maranello, è invece un ingegnere progettista, un libero professionista che lavora nel comprensorio delle ceramiche, zona dove ciascun Comune ha regole diverse per ciò che riguarda ad esempio i regolamenti edilizi: «Noi firmiamo pratiche consapevoli della responsabilità civile e penale che ciò comporta, ad esempio sulla normativa antisismica. Ma in questo campo – spiega – c’ è ad esempio uno Sportello che ci valuta e non nel merito, e che significa comunque tempi più lunghi e dunque denaro. E vogliamo parlare dei tempi non accettabili della giustizia civile e della mancata tutela dei creditori quando rimangono impelagati in un fallimento? Troppe leggi e decreti che vengono approvati in modo disorganico, che rimandano ad altre normative magari molto vecchie. L’ Italia non stimola certo a intraprendere o ad aprire partite Iva. Pensiamo alle difficoltà che sono emerse recentemente con i provvedimenti del Governo per dare liquidità alle aziende ed erogare credito. Atti nati magari con uno spirito virtuoso ma dove la burocrazia centrale si è unita a quella delle banche, anch’essa mostruosa: e alla fine questi fondi arriveranno troppo tardi, mesi dopo la fase di emergenza». Riccardo Cavicchioli è il titolare della ditta omonima di imballaggi che produce a Carpi scatole di cartone: «Invece che salvare il paziente lo si uccide in questo modo – sottolinea – con un sistema di controllo che non offre una visione organica di quello che un Paese ha in mente di fare ma rallenta tutto. E per una piccola impresa come la mia ciò significa tempo ed energie spese. Diamo più spazio alle autocertificazioni».

Articolo Gazzetta di Modena