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IL NUOVO “PATTO PER IL LAVORO, IL CLIMA E L’ECONOMIA SOCIALE” DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA

È stato firmato in data 8 settembre 2026 tra la Regione Emilia-Romagna e 58 tra associazioni imprenditoriali (per il nostro sistema di rappresentanza ha firmato Confapindustria Emilia-Romagna), sindacati, università e ordini professionali, il nuovo “Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale”. Al centro del Patto vi è la sostenibilità, il lavoro di qualità e l’innovazione.

L’esperienza dei patti per il lavoro nasce nel 2015, all’uscita da una crisi economica internazionale che imponeva all’occupazione la priorità. Nel 2020, in piena pandemia, si allarga al clima e alla sostenibilità. Ora nel 2026 la terza versione del Patto che mette in risalto anche l’importanza dell’economia sociale. Per la prima volta il Patto precede la definizione delle linee strategiche della Regione: piano energetico, piano dei trasporti, piano del digitale, piano industriale triennale e, per la prima volta, nascerà anche una legge regionale dedicata all’economia sociale.

Vediamo in sintesi i principali punti di interesse.

Crescita

Sul fronte della crescita il Patto punta sull’istruzione come pilastro di democrazia e di giustizia sociale, con l’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica e il fenomeno dei “Neet” e di aumentare la quota di persone con un titolo di studio terziario, allineandosi ai target europei.

Ricerca e innovazione avranno un ruolo prioritario, con un traguardo di spesa pari al 3% del Pil entro il 2030.

Si punta anche a contrastare il calo demografico investendo sulla natalità, sulla genitorialità, sulle politiche migratorie attive e sull’attrazione di studenti, laureati, ricercatori e lavoratori.

Coesione sociale

In questo settore si mette al centro il rilancio del Servizio Sanitario regionale e il potenziamento del welfare per la non autosufficienza.

Lavoro

Il Patto prevede una strategia contro la povertà retributiva, il sostegno all’applicazione dei contratti collettivi di lavoro (nazionali, aziendali e territoriali) firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, e l’istituzione di tavoli regionali permanenti di settore, filiera o distretto, oltre ai tavoli provinciali di salvaguardia per le attività ed i territori particolarmente esposti.

L’impegno è quello di salvaguardare l’occupazione, perseguendo e rendendo operative, anche nei casi di eventuali esuberi, soluzioni condivise tra le parti e la Regione che escludano il ricorso a procedure unilaterali di licenziamento collettivo, anche attraverso il pieno utilizzo degli ammortizzatori sociali, delle politiche attive per la riqualificazione del personale e degli strumenti pubblici e privati di ricollocazione occupazionale, condizionando a tale prassi la concessione di contributi e finanziamenti pubblici.

In tema di sicurezza sul lavoro l’impegno è quello di dare piena attuazione all’Accordo del 2022 sulla tutela della salute e sicurezza, rafforzando prevenzioni e controlli anche con maggiori stanziamenti per i servizi delle Ausl.

Politiche industriali

Il Patto intende sostenere l’internazionalizzazione delle imprese, la diversificazione dei mercati, il presidio delle filiere critiche e la loro decarbonizzazione.

Accanto alla manifattura il Patto riconosce il ruolo delle filiere agroalimentari e del turismo. È inoltre prevista l’istituzione di un tavolo permanente sulla logistica sostenibile.

Sostenibilità

Si prevede di realizzare la neutralità carbonica entro il 2050 e, entro il 2035 la copertura del 100% dei consumi elettrici con energia da fonti rinnovabili.

Tra le misure previste figurano poi il raddoppio delle risorse regionali contro il dissesto idrogeologico, un programma di manutenzione dei corsi d’acqua e un’attenzione specifica all’Appennino contro abbandono e spopolamento.

Conclusione

Questi sono i principali punti di interesse per le aziende di un documento che si pone come uno strumento politico-programmatico di rilevanza strategica per il sistema Emiliano-Romagnolo.