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NUOVO INCENTIVO PER LA CONCILIAZIONE VITA-LAVORO

Con l’entrata in vigore del DL n. 62 del 30 aprile 2026 (detto anche “Decreto 1° Maggio”) il legislatore, a distanza di più di dieci anni (l’ultimo intervento era del 2015), torna ad incentivare con uno sgravio contributivo le imprese che introducono, a favore dei propri lavoratori, misure di conciliazione vita-lavoro.

L’art. 6 del DL prevede infatti il riconoscimento di un esonero contributivo al fine di sostenere la conciliazione tra famiglia e lavoro, maternità e paternità.

Condizioni di accesso al beneficio

Gli interventi di conciliazione vita-lavoro dovranno, si ritiene, essere realizzati a partire dal 1° maggio 2026.

L’esonero non è aperto a tutte le imprese; è necessario, infatti, che il datore di lavoro sia in possesso di una o più certificazioni, ai sensi di quanto previsto dall’art. 8, comma 1, lettera c) del D.lgs n. 184/2025 (Codice degli incentivi). La norma in sostanza (in attesa di un decreto interministeriale che dovrà essere emanato e delle necessarie istruzioni dell’Inps) definisce dei criteri di priorità per l’accesso al beneficio di natura contributiva, individuando rispettivamente, con importanza progressiva:

  • l’avvenuta attribuzione all’azienda del rating di legalità;
  • la certificazione della parità di genere;
  • l’assunzione di lavoratori in misura maggiore rispetto a quanto previsto da disposizioni di legge;
  • la valorizzazione del lavoro giovanile e femminile;
  • la valorizzazione del sostegno alla natalità e alle esigenze di cura, tenendo conto delle misure di welfare aziendale e delle azioni adottate a favore della genitorialità.

La formula scelta dal legislatore non brilla per chiarezza; sembrerebbe infatti che non basti essere in possesso della certificazione della parità di genere per l’accesso al beneficio, ma che occorra detenere anche ulteriori certificazioni che attestino la presenza di interventi a sostegno della natalità ed alle esigenze dei cura familiare, valutando le azion di welfare adottate in azienda.

Per la legittima fruizione della misura bisognerà inoltre rispettare i limiti della normativa europea in materia di aiuti di Stato. (si ritiene corretto ad oggi riferirsi ai limiti del “De Minimis”  in vigore, quindi al limite di 300.000 euro per impresa unica).

Misura del beneficio

Il beneficio consiste in un esonero della contribuzione datoriale in misura non superiore all’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna azienda.

La misura dell’1% deve riferirsi evidentemente al monte retributivo ai fini previdenziali di tutti i lavoratori dell’azienda; tale importo non potrà in ogni caso superare la soglia di 50.000 euro, da riparametrare su base mensile.

Limiti di spesa

Per il finanziamento della misura sono stati stanziati 7 milioni di euro per il 2026 e 12 milioni di euro per gli anni 2027 e 2028.

Per la piena attuazione della misura occorrerà attendere l’emanazione di un apposito decreto interministeriale e le indicazioni per l’inoltro delle domande che dovranno essere emanate dall’Inps.